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1998 – Mario Sironi. Paesaggi urbani

Ubicazione Mostra: Palazzo Liceo Saracco

Durata: dal 11 luglio al 13 settembre 1998

Curatori: Claudia Gian Ferrari e Andrea Sironi

Organizzazione generale: Aurelio Repetto e Fortunato Massucco

Allestimento: Aurelio Repetto e Fortunato Massucco, Carlo Repetto e Luigi Massucco della Galleria Bottega d’Arte di Acqui Terme

La ventottesima edizione della mostra antologica è stata dedicata a Mario Sironi con titolo “Paesaggi Urbani”, ed ha raccolto circa cinquanta opere fra olii, tempere e disegni provenienti da collezioni private e da pubbliche raccolte. Con il percorso espositvo si è voluto indagare il rapporto di ricerca formale di Sironi con il tema complesso della realtà urbana, esaminando una lettura più specifica isolando un tema, centrale e significativo della ricerca di ogni singolo protagonista. La fabbrica, la meccanizzazione del lavoro, l'automobile come simbolo della velocità e del dinamismo, sono gli elementi fondanti di una nuova e rivoluzionaria poetica, che dalla fine degli anni Dieci fino ai tardi anni Quaranta, ha segnato fortemente e con grande specificità la ricerca sironiana.

Non vi è nulla di puramente descrittivo nei paesaggi urbani di Sironi, nulla di letterario o simbolico, bensì la forza plastica di una sintesi fra linee e volumi, fra orizzontalità delle strade e verticalità delle costruzioni. Nel suo discorso teorico Sironi si confronta con il concetto di architettura che considera l'elemento principale di espressione di un dato momento storico. E l'architettura che compare nei suoi paesaggi urbani è l'interpretazione suggerita dalle nuove dimensioni plastiche della periferia delle grandi città, in uno scenario dai colori cupi, con un cielo quasi inesistente, con forme massicce, bloccate e tagliate dai corpi di fabbrica. Si tratta di concreti simboli del dinamismo del lavoro, senza demagogia o denuncia sociale, ma all'opposto con l'intento di portare a universale messaggio questo nuovo panorama archittetonico, come messaggio carico di valenze positive ma anche drammatiche, come tutto ciò che prima non c'era e adesso c'è e con il quale bisogna ricominciare a fare i conti.

Mario Sironi nasce a Sassari nel 1885 ed è stata una delle figure più interessanti e originali della pittura italiana ed europea del Novecento. È stato anche scultore, architetto, illustratore, scenografo e grafico. Negli anni trenta ha teorizzato e praticato il ritorno alla pittura murale.

Dopo l’adesione al movimento futurista e la breve esperienza metafisica, Sironi diventa sostenitore del regime fascista, nel quale ritrova la sua stessa profonda convinzione della difesa dei valori della tradizione e si sforza dunque di elaborarne un’estetica.

Il suo interesse si concentra sul dramma della condizione dell’uomo contemporaneo, percepita come tragica e raccontata attraverso il recupero di tecniche tradizionali, come l’affresco, il mosaico, il disegno, e ovviamente la pittura. Il suo linguaggio arcaicizzante dà vita ad un’arte sintetica ma al contempo monumentale. Forme solide e cupe, intense ed evocative, assunte come simboli assoluti della condizione umana, raccontano la contemporaneità, la vita nelle città (molto note sono le sue periferie urbane), gli strappi del progresso, il dramma sotteso a questa nuova condizione. La salvezza, sembra indicare Sironi, sta nel recupero di una vita più “lirica”, più vicina a ideali semplici (altrettanto noti sono i dipinti dedicati alla famiglia) e alla natura intesa come espressione tangibile del sovrannaturale. Malinconia, solitudine, grandi ideali, sono i principi ispiratori di questa arte asciutta che non concede nulla alla decorazione.

Il suo lungo percorso artistico, che ha conosciuto anche le avanguardie degli anni ’50, rimane coerente fino alla fine.

Scompare a Milano nel 1961.