1991 – Vigilio Guidi
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1995 – Paesisti piemontesi dell’Ottocento
23 Ottobre 2017

1992 – Ardengo Soffici

Ubicazione mostra: Palazzo Liceo Saracco

Durata: Dal 4 luglio al 13 settembre 1992

Organizzazione generale: Aurelio Repetto, Fortunato Massucco

Comitato scientifico: Luigi Cavallo, Oretta Nicolini, Valeria Soffici Giaccai

Allestimento: Aurelio Repetto, Fortunato Massucco, Carlo Repetto, Luigi Massucco della Galleria Bottega d’Arte di Acqui Terme

La ventiduesima edizione della mostra antologica di Acqui Terme è stata dedicata ad Ardengo Soffici, figura centrale dell’arte italiana del novecento. La rassegna ha ospitato circa sessanta opere che documentano l’entità storica dell’artista, realizzate nel periodo dal 1903 al 1963. La mostra è stata realizzata grazie al generoso intervento della famiglia Soffici e dei prestiti concesse da pubbliche istituzioni e da privati collezionisti.

Scrittore e pittore, Soffici nasce a Rignano sull'Arno nel 1879; lascia presto le scuole per studiare liberamente pittura; dal 1903 al 1907 vive a Parigi; tornato in Italia, è stato tra i principali collaboratori della Voce e fondò (1913), con G. Papini, Lacerba; interventista e combattente della guerra 1915-18, è stato collaboratore, dalla fondazione del Popolo d'Italia, e convinto sostenitore del fascismo; nel 1939 è stato nominato accademico d'Italia.

La sua prima attività è stata di critico d'arte, inteso a demolire le fame usurpate ed a illustrare o valorizzare alcune fra le maggiori personalità dell'impressionismo e postimpressionismo francese, con una violenza polemica simile a quella, in campo filosofico-letterario, di Papini. E, come Papini, Soffici passò per varie esperienze d'avanguardia, dal futurismo al cubismo, facendosene via via acceso banditore, per poi ripiegare, nel primo dopoguerra, su quelle posizioni tradizionali di cui, in fondo, il suo temperamento sanamente provinciale e il suo gusto arguto di toscano avevano sempre sentito la nostalgia.

Come scrittore, dopo l'autobiografia trasposta di Ignoto toscano (1909) e quella ingenuamente donchisciottesca di Lemmonio Boreo (1911), Soffici trovò nelle impressioni, nei ricordi, nei paesaggi, nei rapidi bozzetti e ritratti di Arlecchino (1914), Giornale di bordo (1915), La giostra dei sensi (1919), la sua congeniale misura di frammentista lirico, innamorato, nonostante certo https://antologica.comune.acquiterme.al.it/portale/wp-admin/post.php?post=655&action=edit#pessimismo, della vita e della natura e portato a "posar le parole come il pittore i colori". E queste doti di ritrattista e paesista, ma non la luminosità e la freschezza delle sue opere precedenti, sono presenti anche in altre sue opere, da Kobilek (1918) e La ritirata del Friuli (1919), notevolissimi libri di guerra, ai Ricordi di vita artistica e letteraria (1930), al Taccuino di Arno Borghi (1933), alle quattro parti dell'"autoritratto" L'uva e la croce (1951), Passi tra le rovine (1952), Il salto vitale (1954), Fine di un mondo (1955). Anche come poeta Soffici passò dall'avanguardismo futurista Chimismi lirici (1915) al tradizionalismo conservatore di Marsia e Apollo (1938).

Le sue Opere sono state raccolte in 7 volumi (1959-68); tra le pubblicazioni postume si ricordano le Lettere a Prezzolini (1988).

La produzione pittorica di Soffici corrisponde a quella singolare posizione, da lui assunta nel campo letterario e critico, di anticonformismo, non mai drastico, però, rispetto alla tradizione. Cézanne è, fra i maestri di Parigi, quello il cui insegnamento è stato per lui il più fecondo, tanto da riaffiorare di volta in volta nei suoi quadri migliori. Si ricordano Casa colonica della coll. M. Rimoldi a Cortina d'Ampezzo, Campi arati e Campo con pagliaio nella Galleria nazionale d'arte moderna di Roma.

Muore a Forte dei Marmi nel 1964.