1998 – Mario Sironi. Paesaggi urbani
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1993 – Piero Ruggeri
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1988 – Zoran Music

Ubicazione mostra: Palazzo Liceo Saracco

Durata: Dal 23 luglio al 11 settembre 1988

Organizzazione, coordinamento allestimento: Aurelio Repetto, Fortunato Massucco e Carlo Repetto, de la Galleria “Bottega d’Arte” di Acqui Terme

Testo critico: Angelo Dragone

La diciottesima edizione della mostra antologica di pittura è stata dedicata a Zoran Music, pittore e incisore sloveno, esponente della nuova Scuola di Parigi. L’Autore che, in tempi di rinnovato dialogo tra le genti e di maggiore integrazione nel continente europea, rappresenta, con la sua arte, una sorta di ponte tra due mondi, quello dell’Est e quello dell’Ovest, capace di sublimare sulla tela contenuti umani e civili fortemente vissuti con l’amore per genti e paesi diversi non scordando vicende personali altamente significative delle trasformazioni, in positivo ed in negativo, accadute in questi ultimi decenni di storia.

Anton Zoran Music nasce in una famiglia di lingua slovena nel villaggio di Boccavizza presso Gorizia (allora parte della Contea di Gorizia e Gradisca). Dopo aver terminato gli studi all'Accademia dell'Arte di Zagabria nel 1934, Music cominciò la sua carriera con lunghi viaggi (1935 - 1940), trascorrendo alcuni mesi a Madrid, a Curzola; visse a Maribor, e Lubiana prima di stabilirsi a Trieste e a Venezia (1943) dove sposa Ida Barbarigo Cadorin che considererà per tutta la vita la sua unica musa ispiratrice. Nel novembre 1944, durante la seconda guerra mondiale, fu deportato nel campo di concentramento di Dachau, dove riuscì a ritrarre segretamente la vita del campo in circostanze estremamente difficili e pericolose.Dopo la sua liberazione, avvenuta nel 1945, fece ritorno a Lubiana, da cui passò a Gorizia, in Istria e a Venezia, dove vinse il premio Gualino alla Biennale del 1950.

Nel 1951 gli fu assegnato, insieme al pittore italiano Antonio Corpora, il Premio Parigi, organizzato a Cortina d'Ampezzo dal Centro culturale italiano di Parigi su consiglio di Campigli e Severini. Una nuova fase della sua pittura si evolse attorno alla rappresentazione dei paesaggi dalmati della sua gioventù. Successivamente, si concentrò soprattutto sull'ambiente circostante, ossia i paesaggi italiani. Fu stilisticamente influenzato dai mosaici e dalle icone bizantine a Venezia. Negli anni cinquanta trascorse un certo periodo a lavorare a Parigi, studiando l'"astrazione lirica" francese, per fare poi ritorno al suo atelier veneziano. Nel 1956 e nel 1960 partecipò nuovamente alla Biennale. Dopo aver ricevuto numerosi riconoscimenti per il suo lavoro grafico, a partire dagli anni sessanta i motivi organici di Music divennero sempre più astratti e le sue composizioni abbandonarono i canoni della tridimensionalità.

Una nuova serie di opere, databili tra il 1970 e il 1976, intitolata Noi non siamo gli ultimi (in francese: Nous ne sommes pas les derniers), nelle quali l'artista trasformò il terrore e l'inferno della prigionia nel campo di concentramento di Dachau in documenti di una tragedia universale, ebbe enorme successo e fu certamente la più acclamata dalla critica.

La produzione di Zoran Music è stata onorata in numerosissime esposizioni internazionali, e a tutt'oggi le sue apprezzatissime opere sono conservate nei più importanti musei del mondo, principalmente in Italia, Slovenia, Francia, Spagna, Germania e Stati Uniti. L'artista è conosciuto anche con il soprannome de "il pittore dei cavallini", per via di un suo ricorrente soggetto, appunto i cavalli.